• wambaz
    04/09/2022 at 21:16

    Non ho trovato nulla in questa ferrata che valga il giro di 7 ore… Nonostante non abbia grande esperienza ho trovato fattibile anche la variante difficile, che ho quasi sempre arrampicato; a parte il tratto finale dove il cavo è messo veramente in una posizione assurda, nonostante a destra si possa arrampicare il cavo è messo 1metro più a sinistra su un tratto di roccia che spancia e con cambre lontane da loro, per cambiare i moschettoni sono quasi caduto. L’unico tratto degno di nota dopo è il passaggio nella fessura.
    Molto più impegnativo della ferrata è il sentiero di ritorno, esposto, privo di attrezzature e mal segnalato.

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  • M. G.
    12/08/2022 at 20:52

    Fatta l’11/08/2022, segnalo che a questa data la variante difficile è ancora la scelta obbligatoria per il Vajo Scuro. Avvicinamento in ambiente molto selvaggio (in generale su tutto il percorso non si trova molta gente, io di giovedì non ho trovato proprio nessuno per 4 ore) con salita non agevolissima. Il primo vajo da fare in discesa ha parte delle attrezzature divelte, è stato messo un cordino ma il passaggio non è semplicissimo. La variante difficile della ferrata sale molto verticale, a tratti strapiombante, va fatta in velocità per non stancarsi a pensare troppo. Comunqe con gli appigli artificiali si procede. La ferrata del Vajo Scuro è affascinante, in ambiente ancora più selvaggio. Il proseguimento in zona Fumante-Obante non è di tutto riposo, i sentieri sono talvolta esposti e non protetti. Qualche indicazione migliorabile. Attenzione alla deviazione facoltativa a cima Lovaraste, il ritorno su massi e paretine in disarrampicata può essere pericoloso se si sbaglia strada (non ci sono nè bollini CAI nè corde, almeno qualche bollino sarebbe opportuno). La discesa di ritorno per il rientro al rifugio Battisti è lunga e il sentiero franoso, la fatica potrebbe farsi sentire. Nel complesso un itinerario lungo e faticoso, certamente in ambiente appartato, se c’è il sole è consigliabile portare liquidi a sufficienza. La parte ferrata in sè interessante ma non memorabile.

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  • Paolo Bonazzi
    28/06/2022 at 17:52

    Fatta il 25/06/22 – Nell’ultimo tratto di ferrata in discesa, poco dopo essere partiti dal Rifugio Cesare Battisti c’è un pezzo di cavo mancante e alcune staffe piegate probabilmente da qualche grosso masso caduto che rende un pò complicato portare a termine il primo tratto. Gli ultimi 3-4 metri in discesa c’è solo un pezzo di corda. Prestare attenzione.

    Successivamente è obbligatorio effettuare la ferrata “variante” perchè il sentiero è chiuso. Questa ferrata è difficile, verticale e atletica. Stanca subito le braccia. Consiglio di prepararsi una longe con moschettone per fermarsi ogni tanto a riposare appesi a qualche staffa.

    Finalmente si arriva alla vera ferrata all’interno del Vajo. Molto bella e rispetto alla precedente decisamente più facile.

    Per raggiungere la croce di vetta invece bisogna sudarsi ancora un bel pò di strada.

    Nel complesso un gran bel giro.

    FOTO 1 – Cartello che indica la chiusura del sentiero e obbliga quindi a fare la ferrata prima di quella del Vajo Scuro.

    FOTO 2 – Primo tratto di ferrata che si incontra dopo poco che si è partiti dal Rif. Cesare Battisti e prima della ferrata “variante”. E’ in discesa e gli ultimi metri come si vede nella foto sono senza cavo ma con solo una corda e alcune staffe piegate. Prestare Attenzione.

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  • davidecamp
    22/09/2021 at 20:39

    Percorsa con la variante difficile il 22/09/2021. Attualmente una frana preclude l’accesso alla ferrata tramite il sentiero normale ed è necessario, per raggiungere l’attacco, percorrere la variante. Essa è totalmente insensata e non ha nulla a che vedere con il resto dell’escursione; breve ma intensa e, sopratutto con il tratto in leggero strapiombo, si rischia di stancare le braccia, rovinandosi l’esperienza della ferrata vera e propria. La ferrata all’interno del Vajo è invece molto bella, specialmene nella parte iniziale. La roccia bagnata in certi punti costringe a usare solamente il cavo ma non pregiudica la salita. La parte dopo l’uscita dal vajo è anch’essa molto bella e panoramica, alterna tratti attrezzati e sentieri esposti in un ambiente magnifico.
    Unica nota negativa è il posizionamento del cordino: talvolta sembra essere posizionato a caso, senza tener presente la conformazione della roccia e degli appigli presenti (sempre abbondanti), rendendo complicati o scomodi alcuni passaggi che altrimenti sarebbero divertenti e naturali.
    Attenzione al primo tratto attrezzato (quello che aiuta a oltrepassare il vajo Lovaraste): la caduta di sassi ha piegato le cambre, rendendole quasi inutili, e ha spezzato un cordino proprio nell’ultimo tratto di discesa. Per superarlo sarebbe meglio munirsi di attrezzatura aggiuntiva.

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  • gianmaria.guidi
    13/07/2021 at 23:57

    nel complesso l’escursione e’ lunga e quindi puo essere impegnativa per chi non e’ allenato. La variante difficile, e’ breve e a mio avviso il grado e’ difficile per alcuni metri di leggero strapiombo.

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  • Matteo
    12/07/2021 at 15:03

    Abbiamo percorso l’itinerario il 10 Luglio; deve esserci stata una frana recente perché il sentiero che evita la variante era chiuso quindi si è costretti a fare ambedue le ferrate e manca un modo per eventualmente tornare indietro tra la fine della variante e l’inizio della ferrata classica.

    Il panorama è davvero molto bello, ma l’impegno fisico per gestire in giornata un itinerario così lungo si fa davvero molto sentire.

    Abbiamo trovato la variante Lontelovere davvero impegnativa: una frana subito nel primo tratto ha spezzato un pezzo di cavo e ci si deve staccare e arrangiare altrimenti per qualche metro. Non è molto pericoloso, ma è bene saperlo. Il problema più grosso è il tratto verticale e molto esposto che chiude la variante: gli appoggi (le staffe) sono molto lontani tra loro e spesso in posizioni (rispetto al cavo) che non danno molta sicurezza e rendono la salita difficile: diventa pesante sia fisicamente che mentalmente. Per fortuna è il tratto finale e non c’è altro dopo, ma anche con un minimo di esperienza di arrampicata mette in difficoltà. Molto consigliati dei rinvii per potersi mettere in sosta.

    La ferrata classica, il secondo tratto, è invece molto carina, specialmente in grotta. E’ di tutt’altra difficoltà rispetto alla variante (più facile).

    L’itinerario è molto lungo e anche se le segnalazioni ci sono, spesso risulta un po’ difficile orientarsi e ci si può perdere. Un itinerario così lungo dopo due ferrate mette davvero a dura prova ed è bene considerare che il tempo di percorrenza si può dilatare anche notevolmente. Noi siamo partiti alle 9:30 dall’auto e siamo ritornati alle 20:00, contando una mezz’ora di pausa pranzo tra le due ferrate, altri 30 minuti al rifugio Scalorbi sulla via del ritorno, e più tempo del previsto per fare in sicurezza il tratto di variante.

    In definitiva è bene essere consci che il tratto più difficile della variante è quello finale, e dato che ora non c’è un sentiero che salti la variante, ci si può trovare in situazioni spiacevoli se non si è preparati.

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  • Eugenio Giovannetti
    31/05/2021 at 11:19

    Attenzione! Presenza di neve!
    Ferrata fatta l’altro ieri, non ci aspettavamo di trovare la neve, se lo avessimo saputo prima probabilmente non avremmo fatto la ferrata in questo periodo.
    La ferrata in sé è come descritto, di base moderatamente difficile con la variante più impegnativa dal punto di vista fisico, il mio consiglio è di avere almeno un’infarinatura di tecniche d’arrampicata e di avere con sé un rinvio o moschettone a ghiera con cui appendersi e riposare le braccia durante i tratti più strapiombanti. L’escursione è lunga come previsto ma la presenza di neve la rende rischiosa in certi punti, senza l’attrezzatura giusta (ramponi, ecc) sconsiglio di farla; in certi punti il cavo d’acciaio finisce sotto la neve e in certi tratti rimane molto ripida ed il rischio di scivolare e finire a valle è alto.
    Altro punto negativo è la segnalazione dei sentieri per la discesa, segni bianchi e rossi del CAI a volte presenti ogni 2 metri a volte totalmente assenti, alcuni bivi non sono segnalati (come quello col sentiero 195) oppure necessitano di manutenzione (dopo il rifugio Scalorbi i cartelli del bivio tra sentiero 182 e 113 erano divelti a terra, scoloriti e illeggibili), la probabilità di sbagliare strada è davvero alta.
    In definitiva, paesaggio stupendo, ferrata bella ma impegnativa, itinerario lungo e impegnativo ma che necessita assolutamente di manutenzione: vivamente sconsigliato in questo periodo.

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  • Paolo Grisanti
    20/07/2020 at 12:02

    Ferrata lunga e moderatamente difficile. Se si opta per la variante difficile bisogna essere atleticamente molto in forma. Alcuni passaggi sono molto di forza e anche di resistenza. Il panorama è veramente notevole e il giro è lungo. Se si passa per l’Omo e la Dona attenzione, in discesa la prima parte è impegnativa seppur fattibile!

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  • landi.andrea1
    14/07/2020 at 06:54

    La ferrata si svolge in un ambiente decisamente bello e appagante (anche se spesso il panorama è assente causa nebbia/foschia). La ferrata Vajo Scuro sarebbe da catalogare come Moderatamente Difficile, se si aggiunge la variante Lontelovere allora cambia la musica, sicuramente prevede tratti più atletici ed esposti, non la consiglierei a chi si è avvicinato da poco alle ferrate e non si sente sicuro in progressione in parete, tant’è che abbiamo visto 2 persone rinunciare e tornare su sentiero per andare direttamente all’attacco del Vajo Scuro.
    L’Escursione merita tantissimo, rifugio Scalorbi in ottima posizione sulla via del ritorno.

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  • oscar.morin1977
    01/07/2020 at 14:15

    Splendido giro nelle piccole Dolomiti.
    Impegnativo per lunghezza e ambiente molto wild.
    Si tratta di una via alpinistica a tutti gli effetti e va presa come tale.
    Nel complesso giro molto appagante.

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  • Luca Massignani
    28/06/2020 at 14:40

    Ferrata effettuata nell’ambito di un corso di alpinismo della Guida Alpina Andrea Basso di Vicenza. Il Vajo Scuro è una via ferrata classica delle Piccole Dolomiti che avevo già percorso qualche anno fa prima della ristrutturazione e dell’aggiunta della “variante Lontelovere”. Questa nuova via si è subito guadagnata una fama sinistra, essendosi resa spesso protagonista di vari interventi del soccorso alpino per il recupero di escursionisti in crisi.
    Ieri l’ho percorsa con soddisfazione e senza difficoltà rilevanti pur garantendovi la presenza dell’esposizione e dei tratti negativi.
    Nelle ferrate difficili il punto critico è il passaggio dei moschettoni che impedisce la fluidità dell’arrampicata e che apre la porta alla “ghisa”. Con una bella longe o un rinvio ci si appende, si passano i moschettoni in tutta tranquillità e fine dei problemi. Capito?

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  • mocion
    23/09/2019 at 12:53

    One of the ugliest ferratas ever traveled The environment is very beautiful, the ride with descent to the Om and the Dona is quite long, but the via ferrata, which runs along the Vajo, has cables and brackets sometimes placed in a non-optimal position which omits the natural steps / steps for a mere 'pull' of arms. Ugly, absurd and illogical then the variant Lontelovare, with the stirrups put a little at random (euphemism) and with the last stretch without any sense. The previous traits have supports / holds, but the last no, even if it was enough to put it slightly to the right to use the natural supports, but in view of the search for the extreme (?) The cable was placed where the wall is spread and the stirrups thrown there without logic. Congratulations to those who made it, could not have done worse (maybe) ... .Brand variation in an anonymous via ferrata, inserted in a beautiful tour of a day.

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  • tommy.76
    24/04/2019 at 02:03

    Unusual environment for a via ferrata… having the two options is a bit for everyone, even if the ride is long…. Both the approach and the return are very satisfying

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  • Filippo Rosi
    24/03/2019 at 08:08

    Beautiful ride in the Little Dolomites. I recommend it and recommend an early departure to avoid the typical afternoon fog.

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