• massimiliano.righi
    13/06/2021 alle 16:55

    Purtroppo l’avvicinamento a questa Ferrata richiede molto tempo per chi come me è partito dal cimitero di Ugliancaldo. C’è una strada che porta alle cave e che viene percorso dalle automobili private dei dipendenti, la strada è privata con divieto di accesso (farla a piedi, come fatto da me, richiede +1 ora sull’avvicinamento rispetto a quanto indicato). Arrivati alla sbarra (presente in foto), dove sono parcheggiate le auto dei dipendenti, occorre chiamare il numero indicato per segnalare il passaggio di personale estraneo (tranne la domenica). Da questo punto inizia una ascesa sotto il sole fino alla cava alta (abbandonata dopo frana). Arrivare all’attacco della ferrata è piuttosto semplice e ben indicato (giugno 2021), tranne nell’ultimo tratto. La Ferrata è semplice e mai esposta ma molto scenica avendo il Pizzo D’Uccello alla propria destra, consigliata a chiunque. Arrivi sulla cresta si ha una vista spettacolare delle alpi Apuane. Da lì si può proseguire verso Pizzo D’Uccello (destra) o ridiscendere verso Ugliancaldo (sinistra). Per chi sceglie di scendere inizia la parte tragica del percorso; dopo il sentiero attrezzato della cresta di Capradossa inizia la discesa verso poggio Baldozzana (attenzione ai serpenti), qui il sentiero non è ben segnalato e consiglio di avere un dispositivo GPS per orientarsi. C’è un tratto di bosco in cui è difficile orientarsi per via dei molti alberi caduti e delle tracce CAI quasi cancellate. Si arriva ad un bivio dove si tornerebbe da un lato verso la strada della cava (nei pressi del canale di Franchio) e dall’altra fino ai pressi di Ugliancaldo (sentiero 181). Noi abbiamo preso quest’ultima via non riuscendo ad identificare l’altra suggerita dalla traccia GPS (erba alta ovunque). Questo sentiero giace abbandonato dato che molti tratti sono ormai stati ricoperti dalla vegetazione ed è molto difficile orientarsi se non con GPS alla mano. Si finisce in una vecchio sentiero che porta fino alla strada per Ugliancaldo. Dopo 300 metri si arriva al paese e vi è una fontana.

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  • Daniele Gritti
    09/05/2021 alle 09:04

    Fatta con la famiglia (figlia 15 e bimbo 9).
    Confermo quello detto in altre recensioni.
    Siamo andati di sabato e le cave erano ferme, ho dei dubbi che si possa andare in settimana.
    In prossimità dell’attacco bisogna attraversare un nevaio e non è ben segnalato il punto.
    I sentieri verso valle non esistono più, indispensabile una app tipo Avenza Maps, utilissima anche perché permette di tagliare e di accorciare notevolmente rispetto al percorso originale.
    Per il resto consigliatissima, la rifarei anche se la preoccupazione maggiore sono i 4km di sterrato tra il paese e l’ingresso delle cave.

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  • Diego Clemente
    28/11/2020 alle 17:08

    Itinerario effettuato qualche settimana fa.
    Confermo lo stato precario della strada che porta alle cave, io l’ho fatta con una vecchia Renault Clio (tra l’altro si puo’ percorrere? C’è un cartello che dice strada privata..) senza problemi ma ecco se avete un’utilitaria nuova e non volete rischiare di rigarla io non la farei 😉 Idem dopo periodi di brutto tempo, il rischio di rimanere bloccati non è da sottovalutare.
    Sullo svolgimento della ferrata è già stato scritto in abbondanza, ma al contrario della classificazione data mi sento di consigliarla come prima ferrata (io l’ho fatta in solitaria ma magari come prima uscita se non si è sicuri è meglio se accompagnati) a tutti, se un minimo in forma. La sensazione di vuoto è presente il giusto e ci sono giusto due passaggi “delicati” (ma basta trazionarsi col cavo in caso di dubbio per non rischiare).
    All’uscita della cava il sentiero che porta all’attacco puo’ dare qualche grattacapo per essere individuato, ma con un pò di orientamento e logica anche non conoscendo la zona si trova.
    Per quanto riguarda il sentiero 192, confermo che il bivio per entrarvi non è proprio visibilissimo ma non fatevi spaventare, con un minimo di occhio si trova al volo. La prima parte del 192 va liscia, mentre verso la fine tra alberi caduti etc si deve andare un pò di fantasia. Ma comunque è difficile perdersi perchè l’ultima parte, quella dove la traccia a tratti quasi sparisce, scorre sopra la strada delle cave, quindi anche in caso di perdesse la traccia non c’è il rischio di rimanere bloccati nel bosco ma si puo’ scendere a intuito in stile cinghiale :).
    Consiglio uno smartphone con OsmAnd Maps per fugare eventuali dubbi (se avete un gps pure meglio ma non è assolutamente necessario). Mi è tornato comodo un 2/3 situazioni per essere sicuro di essere ancora sul sentiero 192. Occhio che li nel bosco viene buio presto.
    *se andate di questa stagione ricordatevi di coprirvi che siete esposti a nord, e tranne il tratto dalla Foce Siggioli al bivio per il 192 di base siete in ombra.
    ** l’avvicinamento non è lunghissimo, ma io (non allenatissimo) ho fatto l’errore di prenderlo un po’ troppo veloce e mi sono stancato piu’ nell’avvicinarmi che nella ferrata stessa 🙂

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  • Stefano Turchi
    22/06/2020 alle 18:03

    ieri ho effettuato l’escursione secondo il tragitto riportato nella descrizione in una bella giornata di fine giugno con condizioni meteo ottimali. Spero di essere d’aiuto alle persone che si accingeranno a percorrere l’itinerario dopo di me e quindi segnalo i punti di attenzione dettati dall’esperienza appena fatta. Per prima cosa la strada sterrata che porta alla sbarra da cui inizia l’escursione è molto accidentata. Se l’eventualità di precipitazioni è concreta e non si dispone di un mezzo adeguato si dovrebbe considerare di intraprenderla a piedi per scongiurare il rischio di rimanere impantanati. In secondo luogo dall’ingresso nel bosco bisogna fare molta attenzione ai segni rossi posti sulle pietre e sugli alberi. Come spesso accade sulle Apuane, lo stato dei sentieri è pessimo. Le tracce saranno a malapena riconoscibili e spesso il senso dell’orientamento sarà determinante. Si consideri che si deve dirigersi in salita verso Est, il che significa volgere a sinistra rispetto alla ingresso nel bosco. La ferrata è in ottime condizioni e si trova in un ambiente monumentale con la Nord del Pizzo d’Uccello che si erge alla vostra destra in tutta la sua magnificenza. La sfida è sostanzialmente rappresentata dalla fatica di risalire la lunga placca che vi condurrà a Foce Siggioli poiché la ferrata non presenta alcun passaggio tecnico. Le tacche artificiali ed i supporti abbondano lungo tutta l’ascesa e semplificano ancora di più una scalata che già di per sé si presenta gentile.
    Giunti in vetta dovrete attraversare la cresta di Capradossa. Si tratta di un passaggio tanto panoramico quanto esposto e pericoloso. Consiglio vivamente di percorrerlo con l’attrezzatura da ferrata indosso, soprattutto in caso di vento forte. Purtroppo il vero problema lo si incontra sul sentiero di discesa contrassegnato con segnavia 192 che versa in uno stato di completo abbandono. Si faccia particolare attenzione all’incrocio con il 181 perché la mappa riportata in questa relazione non rappresenta l’andamento reale del 192. Ci abbiamo messo un bel po’ a capire dove andare perché, in effetti, il sentiero non continua verso Ovest. Si deve cercare nei paraggi del bivio una freccia assemblata con degli stecchi che vi indica la direzione corretta verso Sud-Est. Non è affatto banale identificarla perché la direzione da seguire è assolutamente controintuitiva, considerando che sostanzialmente vi riporta da dove siete venuti. Vi inoltrerete in un boschetto che vi porterà verso fondo valle. Attenzione perché il sentiero è pessimo. Numerosissimi alberi caduti vi costringeranno a trovare soluzioni creative per continuare la discesa. Sarà necessario anche ricorrere alla propria fantasia per indovinare la direzione verso cui un tempo si snodava il sentiero e che adesso si trova semi cancellata dalle numerose frane. La buona notizia è che al termine della lunga e penosa discesa vi ritroverete alla sbarra dove avete lasciato l’auto.

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  • BoloJack
    07/06/2020 alle 23:36

    Siamo partiti seguendo le indicazioni trovate su questo sito e i segni lungo il percorso, ma purtroppo superata la cava ed entrati nel bosco non abbiamo visto nessun bivio e abbiamo continuato a seguire i segni rossi e bianchi su alberi e sassi. Siamo giunti all’attacco della ferrata, ma ad un certo punto abbiamo iniziato ad avere il dubbio di essere sul sentiero attrezzato Zaccagna. Finito il sentiero abbiamo visto un vecchio cartello con scritto ‘Sentiero Attrezzato Zaccagna’ ed abbiamo avuto la conferma che non eravamo dove avremmo dovuto essere. A quel punto non abbiamo voluto rifare a ritroso tutto il percorso perché pensavamo fosse pericoloso e abbiamo preso il sentiero per escursionisti esperti che porta al Pizzo d’uccello. Il sentiero è parecchio pericoloso e soprattutto i tempi di percorrenza non sono scritti da nessuna parte!!!!!!!!! Fortunatamente siamo riusciti a percorrere il sentiero senza imprevisti, ma trovo assurdo che un bivio così importante come quello tra la ferrata e il sentiero attrezzato non venga segnalato per bene. Trovo altrettanto assurdo che non venga segnalato che un sentiero attrezzato è interdetto. Sconsiglio vivamente perché se la stessa cosa fosse successa a persone meno atletiche sarebbe potuto essere un problema molto serio.

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    • Alessandro Iotti
      08/06/2020 alle 08:11

      Ciao son uno dei relatori del sito. Un anno fa percorsi la ferrata e incappai nella stessa situazione. Tornando indietro dallo Zaccagna verso la cava si intravedono i segni bianco rossi che salgono verso la ferrata. Serve prestare molta attenzione quando dalla cava si entra nel bosco a cercare l’orientamento: la ferrata è a sinistra verso Foce Siggioli in direzione sud mentre il Sentiero Zaccagna è a destra e corre parallelo (molti metri sotto) alla Cresta di Nattapiana verso nord. Serve prestare attenzione a quel bivio dopo il sentiero è ben segnato con ottima traccia fino all’attacco della ferrata

  • cammo75
    28/10/2019 alle 20:42

    Percorsa domenica 27/10/2019 in una perfetta giornata assolata e limpida; prima volta per me sulle Apuane, l’ho trovata decisamente una bella ferrata. L’attrezzatura è assolutamente nuovissima ed in perfette condizioni, la salita non presenta alcuna difficoltà se non il ripido e continuo dislivello che si deve percorrere per raggiungere la cresta. Buon grip sulla roccia, personalmente ho trovato pochi appigli per le mani che mi hanno costretto diverse volte a trazionarmi con il cavo stesso. Una volta raggiunta la cresta ci si trova a fianco dell’imponente parete Apuana e, dal lato opposto, la vista spazia verso l’Appennino con in bella vista la vetta del Cusna e quella del Cimone, peccato non si riesca a vedere oltre le vette Apuane verso il mare, ma nel complesso bella escursione con moderato, ma costante, impegno fisico.
    Ho percorso il crinale (anch’esso perfettamente attrezzato) numerato 181 che proseguendo in ripida e costante discesa nel bosco, conduce all’abitato di Ugliancaldo chiudendo l’anello.

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  • viriabianchi
    06/08/2019 alle 14:52

    Ferrata ben tracciata e cavi nuovissimi.
    Nonostante la media difficoltà è da segnalare che la si percorre quasi tutta in arrampicata o in trazione su cavo e questo porta (se non sufficientemente allenati) ad arrivare stanchi verso i 2/3 del percorso.
    In estate risulta interamente al sole dalle 10:30 alle 13, niente acqua lungo l’itinerario.
    Attenzione all’andata a non seguire i segni rossi sugli alberi appena entrati nel tratto boscoso del sentiero. Rimanere sulla sx (cavo teso con tubi in gomma verde).
    Al rientro consiglio il 181 che scende comodissimo da Poggio Baldozzana e non il 192 che dopo un po’ si perde nel bosco.
    Si arriva poco dopo Ugliancaldo e si devono percorrere i 4 km di marmifera verso la sbarra dove si parcheggia.
    In alternativa (tanto il percorso è in ombra)all’andata si può lasciare l’auto davanti alla chiesa e farsi a piedi i 4 km di avvicinamento alla sbarra.

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  • Alessandro Iotti
    23/05/2019 alle 19:18

    Ambiente molto Apuano: da un lato le cave e il rumore (fatta in giorno infrasettimanale) lasciano un po’ straniati. Poi ti volti e vedi l’ardita punta del Pizzo d’Uccello e dici “wow che montagna” ed è solo 1800 m. La ferrata è piacevole, quasi completamente arrampicabile, su placca di marmo. Si sfrutta l’aderenza degli scarponi. Alcuni tratti facili, altri moderatamente difficili e un paio di passaggi esposti. Rientro sul 181 e non sul 192 che non si vede la traccia nè la segnaletica.

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  • Gioele Carboni
    23/05/2019 alle 17:17

    Ambiente sicuramente unico e spettacolare. Percorsa in solitaria. La ferrata è perfetta; i cavi sono nuovissimi: molto ben tenuta. Per la discesa: consiglierei (alla partenza) di lasciare la macchina ad Ugliancaldo (vicino alla chiesa) e proseguire a piedi per la strada delle cave di Cantonaccio. Dopo aver terminato la ferrata percorrere in discesa il sentiero 181 seguendo la Cresta di Capradossa (attrezzata) senza poi deviare, dopo i Poggi di Baldozzana per il 192 in quanto la traccia è poco visibile e il sentiero, se non ben individuato, risulta essere, da quanto ho sentito in loco, MOLTO pericoloso specialmente in caso di scarsa visibilità. Giunti alla fine del sentiero 181 si sbuca sulla carrozzabile (in corrispondenza di una graziosa Cappella con una Madonna) e si raggiunge Ugliancaldo in pochi minuti. La segnaletica del 181 è appena stata rifatta. Escursione nel complesso bellisima.

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  • Filippo Rosi
    10/04/2019 alle 22:19

    Bellissimo il Pizzo d’Uccello e la sua ferrata.

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