
Fatta il 27/05/24: ferrata molto bella inserita in un contesto di assoluta bellezza e natura.
Portare particolare attenzione che nella variante Lontelovare (l’unica accessibile dopo la frana sul 105) è ancora presente del ghiaione instabile, che nelle mie condizioni, si associava a lingue di neve molto pronunciate che in alcuni tratti (20/30 metri) richiedevano molta molta attenzione.
All’altezza della forcella della scala, per scendere a concludere l’anello, c’era il sentiero completamente sommerso da almeno un metro di neve, e non conoscendo la morfologia della parete che scende, per evitare ponti di neve siamo rientrati dalla via da cui siamo saliti (cuocendo non poco le braccia e alternando delle doppie in disarrampicata).
Penso che questa situazione rimarrà tale ancora per una ventina di giorni, e quindi consiglio, nel caso si voglia affrontare la discesa, di prepararsi a fare questo pezzo o in cordata, oppure predisporre protezione per fare sicura a chi transita sul nevaio.
Fatta appena prima della caduta della frana. La ferrata senza variante è abbastanza semplice, leggermente noiosa in certi punti ma inserita in un bel giro. Con la variante Lontelovare, l’ennesima ‘aggiunta’ fatta per dare l’idea di fare qualcosa di adrenalinico, diventa ben più complicata, anche se detta variante è solo una piccola parte del percorso. Infatti l’ultimo tratto, che viene dopo due tratti precedenti dove si deve tirare parecchio sul cavo, è verticale e spancia, ed è necessario una buona dose di forza per tirarsi su in quanto sei già stanco dai tiri precedenti. La roccia non aiuta, specie se umida. Fortunatamente avevo una longe dinamica Petzl, essenziale per ferrate di un certo livello, che mi ha permesso di rendere ‘potabile’ la salita e farla commisurando le forze e nello stesso tempo godermi il panorama in sosta, senza grossi patemi. Come detto da altri, sarebbe bastato un piolo o una cambra per rendere il tutto più sicuro e meno complicato (anche i fittoni sono distanziati in maniera non ottimale), ma è chiaro che variante ‘molto difficile’ va letta per quello che è, cioè da fare con necessaria attrezzatura, esperienza ed allenamento. Anche senza variante il giro si dimostra soddisfacente e gradevole
Partendo dal fatto che essendoci la frana per fare il vajo scuro, è obbligatorio fare la variante direttissima Lontelovare, classificata come molto difficile .
Abbiamo avuto un blocco e panico in quanto su una parete verticale ed esposta, avevamo moltissima difficoltà a proseguire in mancanza di qualche appiglio in più nella foto allegata bastava un ferro in più e la fune che riprendeva da metà, era troppo lunga..per facilitare l’arrampicata e la fune troppo lunga che non ci permetteva di riposare un po’.. assolutamente non da scherzare, se non siete BEN Allenati sconsiglio altamente…..
Ci siamo collegati alla vajo scuro che era particolare ed anche carina, peccato per la roccia sempre bagnata e l’eccessiva stanchezza caricata precedentemente, ce la rendeva più tosta rispetto ad averla fatta normale .
Un percorso poi esposto con il sentiero stretto e lo strapiombo sotto (non da poco), ci ha preoccupati in quanto non erano presenti fune da attaccarsi per una maggiore sicurezza, se uno stanco e scivola, cade giù come niente.,,
La discesa non è ben segnalata, eravamo in dubbio su dove andate.. molto stancante per il dislivello ben concentrato..
Bella lunga insomma, ma pericolosa in certi punti (non ci stupiamo se vengono chiamati spesso i soccorsi su quel percorso…….)
Non ce la siamo proprio goduta, l’ambiente molto amaro e senza sicurezza come questo, ha fatto si che non vedessimo l’ora di arrivare giù alla macchina , consapevoli di aver rischiato…. Mai più…
Secondo me una delle più belle ferrate in Veneto per ambiente, varietà di passaggi e tipologia dell’escursione.
Premetto che la ripeto almeno una volta l’anno, in quanto non distante dai principali capoluoghi veneti e fattibile in meno di 6h (se ben allenati si può stare anche sotto le 5h).
Mi dissocio da quanto scritto in alcune recensioni preceenti, in primis dal turista straniero, che ha creato allarmismo per nulla. Mi speigo. L’escursione sicuramente è da fare solo se dotati dell’equipaggiamento adeguato (set ferrata) e se allenati e con esperienza di montagna. Soprattutto per la parte più difficile della ferrata, ovvero la variante Lontelovare (per cui suggerisco di portarsi una longe da attaccare all’imbrago per poter riposare se si vuole fare una sosta intermedia su questo punto).
Per il resto il sentirero risulta ben segnalato, ben protetto e ben manuntenuto ed è uno dei più belli del veneto, visto che per la varietà di paesaggi e passaggi sembra proprio di essere nelle dolomiti, soprattutto nella parte superiore del percorso. Il passaggio nel Vajo, in cui si passa sotto un masso sospeso, tra le rocce e in un ambiente solitario e grandioso, è veramente spettacolare e ripaga la fatica fin li compiuta.
L’escursione conta circa 12 km con un dislivello attorno ai 1.100 metri complessivi, con la possibilità di raggiungere una bella croce di vetta se si fa una deviazione di circa 30 m, che però non è immediata.
Un’ulteriore cosa che mi sento di segnalare è di prestare attenzione in giornate nuvolose o con foschia (cosa assai frequnte in questo luogo, tenendo conto che il sentiero superiore porta il nome di “sentiero delle torri del fumante”) nella parte alta, perchè potrebbe essere difficoltoso orientarsi, e di percorrere il vaio solo con meteo stabile, altrimenti superata la variante difficile risulta poi molto molto difficile tornare indietro.
In conclusione, una ferrata che mi sento di consigliare assolutamente, di sicuro non resterete delusi!!!!
This ferrata is extremely dangerous and difficult. Only trained climbers should approach and the information here should contain more warnings.
Here are some news about recent accidents in Vaio scuro:
* https://www.ildolomiti.it/cronaca/2021/dramma-in-montagna-precipita-sotto-gli-occhi-dellamica-un-escursionista-perde-la-vita-dopo-la-caduta-in-un-vajo
* https://www.ildolomiti.it/montagna/2023/affronta-la-ferrata-nonostante-le-previsioni-avverse-e-rimane-bloccato-sotto-la-pioggia-soccorritori-in-azione-per-recuperare-un-32enne
* https://www.ildolomiti.it/montagna/2023/il-soccorso-alpino-e-in-zona-per-un-salvataggio-e-due-giovani-chiedono-aiuto-invitati-ad-aspettare-fanno-di-testa-loro-e-uno-si-lussa-la-spalla
* https://www.ildolomiti.it/cronaca/2023/bloccati-sulla-ferrata-del-vajo-scuro-una-coppia-portata-in-salvo-dal-soccorso-alpino
* https://www.ildolomiti.it/cronaca/2021/coppia-di-escursionisti-bloccati-in-ferrata-arrivati-vicino-ad-uno-strapiombo-non-sono-piu-riusciti-a-muoversi-lintervento-del-soccorso-alpino-per-portarli-in-salvo
* https://www.ildolomiti.it/montagna/2022/a-24-anni-non-ce-la-fa-piu-e-si-blocca-per-la-stanchezza-in-quota-il-gestore-del-rifugio-battisti-lancia-lallarme-recuperato-dai-soccorritori
As of July 2023, there were several problems:
– the first serious part of ferrata is downhill, with slight overhang and several steel steps and wire ropes broken and replaced by a provisional rope.
– the “normal” part of Vajo Scuro seems not maintained anymore, so a naive climber will likely miss it and follow the very difficult Lontelovare variant, as it’s start is not clearly marked.
– as said, the Lontelovare is very difficult and physically demanding, with a vertical wall of over 35m with several overhang sections and no secure place to rest. The steel steps in the wall are far apart.
– note that in some older ferrata book-guides Vaio Scuro is marked as blue (light), which is definitely wrong, and probably refers to some older version of the path
I am not a trained climber but have regularly visited severalreasonably difficult ferratas on longer mountain trails in Alps without any problems. Here, I was tremendously happy to climb out alive…
Bell’itinerario sul gruppo del Carega. Avvicinamento molto ripido e sfiancante, si prende quota molto velocemente e la salita per l’attacco non da tregua. Fatto la ferrata con la variante Lontelovare. Di per se la ferrata è corta, Bella la variante Lontelovare, bella esposta e atletica e ancor più bello e suggestivo il passaggio nel vajo Scuro. Nonostante non sia una ferrata molto impegnativa è un percorso molto lungo e molto ripido, non a caso vengono chiamate le Piccole Dolomiti
Non ho trovato nulla in questa ferrata che valga il giro di 7 ore… Nonostante non abbia grande esperienza ho trovato fattibile anche la variante difficile, che ho quasi sempre arrampicato; a parte il tratto finale dove il cavo è messo veramente in una posizione assurda, nonostante a destra si possa arrampicare il cavo è messo 1metro più a sinistra su un tratto di roccia che spancia e con cambre lontane da loro, per cambiare i moschettoni sono quasi caduto. L’unico tratto degno di nota dopo è il passaggio nella fessura.
Molto più impegnativo della ferrata è il sentiero di ritorno, esposto, privo di attrezzature e mal segnalato.
Fatta l’11/08/2022, segnalo che a questa data la variante difficile è ancora la scelta obbligatoria per il Vajo Scuro. Avvicinamento in ambiente molto selvaggio (in generale su tutto il percorso non si trova molta gente, io di giovedì non ho trovato proprio nessuno per 4 ore) con salita non agevolissima. Il primo vajo da fare in discesa ha parte delle attrezzature divelte, è stato messo un cordino ma il passaggio non è semplicissimo. La variante difficile della ferrata sale molto verticale, a tratti strapiombante, va fatta in velocità per non stancarsi a pensare troppo. Comunqe con gli appigli artificiali si procede. La ferrata del Vajo Scuro è affascinante, in ambiente ancora più selvaggio. Il proseguimento in zona Fumante-Obante non è di tutto riposo, i sentieri sono talvolta esposti e non protetti. Qualche indicazione migliorabile. Attenzione alla deviazione facoltativa a cima Lovaraste, il ritorno su massi e paretine in disarrampicata può essere pericoloso se si sbaglia strada (non ci sono nè bollini CAI nè corde, almeno qualche bollino sarebbe opportuno). La discesa di ritorno per il rientro al rifugio Battisti è lunga e il sentiero franoso, la fatica potrebbe farsi sentire. Nel complesso un itinerario lungo e faticoso, certamente in ambiente appartato, se c’è il sole è consigliabile portare liquidi a sufficienza. La parte ferrata in sè interessante ma non memorabile.
Fatta il 25/06/22 – Nell’ultimo tratto di ferrata in discesa, poco dopo essere partiti dal Rifugio Cesare Battisti c’è un pezzo di cavo mancante e alcune staffe piegate probabilmente da qualche grosso masso caduto che rende un pò complicato portare a termine il primo tratto. Gli ultimi 3-4 metri in discesa c’è solo un pezzo di corda. Prestare attenzione.
Successivamente è obbligatorio effettuare la ferrata “variante” perchè il sentiero è chiuso. Questa ferrata è difficile, verticale e atletica. Stanca subito le braccia. Consiglio di prepararsi una longe con moschettone per fermarsi ogni tanto a riposare appesi a qualche staffa.
Finalmente si arriva alla vera ferrata all’interno del Vajo. Molto bella e rispetto alla precedente decisamente più facile.
Per raggiungere la croce di vetta invece bisogna sudarsi ancora un bel pò di strada.
Nel complesso un gran bel giro.
FOTO 1 – Cartello che indica la chiusura del sentiero e obbliga quindi a fare la ferrata prima di quella del Vajo Scuro.
FOTO 2 – Primo tratto di ferrata che si incontra dopo poco che si è partiti dal Rif. Cesare Battisti e prima della ferrata “variante”. E’ in discesa e gli ultimi metri come si vede nella foto sono senza cavo ma con solo una corda e alcune staffe piegate. Prestare Attenzione.
Percorsa con la variante difficile il 22/09/2021. Attualmente una frana preclude l’accesso alla ferrata tramite il sentiero normale ed è necessario, per raggiungere l’attacco, percorrere la variante. Essa è totalmente insensata e non ha nulla a che vedere con il resto dell’escursione; breve ma intensa e, sopratutto con il tratto in leggero strapiombo, si rischia di stancare le braccia, rovinandosi l’esperienza della ferrata vera e propria. La ferrata all’interno del Vajo è invece molto bella, specialmene nella parte iniziale. La roccia bagnata in certi punti costringe a usare solamente il cavo ma non pregiudica la salita. La parte dopo l’uscita dal vajo è anch’essa molto bella e panoramica, alterna tratti attrezzati e sentieri esposti in un ambiente magnifico.
Unica nota negativa è il posizionamento del cordino: talvolta sembra essere posizionato a caso, senza tener presente la conformazione della roccia e degli appigli presenti (sempre abbondanti), rendendo complicati o scomodi alcuni passaggi che altrimenti sarebbero divertenti e naturali.
Attenzione al primo tratto attrezzato (quello che aiuta a oltrepassare il vajo Lovaraste): la caduta di sassi ha piegato le cambre, rendendole quasi inutili, e ha spezzato un cordino proprio nell’ultimo tratto di discesa. Per superarlo sarebbe meglio munirsi di attrezzatura aggiuntiva.
nel complesso l’escursione e’ lunga e quindi puo essere impegnativa per chi non e’ allenato. La variante difficile, e’ breve e a mio avviso il grado e’ difficile per alcuni metri di leggero strapiombo.
Abbiamo percorso l’itinerario il 10 Luglio; deve esserci stata una frana recente perché il sentiero che evita la variante era chiuso quindi si è costretti a fare ambedue le ferrate e manca un modo per eventualmente tornare indietro tra la fine della variante e l’inizio della ferrata classica.
Il panorama è davvero molto bello, ma l’impegno fisico per gestire in giornata un itinerario così lungo si fa davvero molto sentire.
Abbiamo trovato la variante Lontelovere davvero impegnativa: una frana subito nel primo tratto ha spezzato un pezzo di cavo e ci si deve staccare e arrangiare altrimenti per qualche metro. Non è molto pericoloso, ma è bene saperlo. Il problema più grosso è il tratto verticale e molto esposto che chiude la variante: gli appoggi (le staffe) sono molto lontani tra loro e spesso in posizioni (rispetto al cavo) che non danno molta sicurezza e rendono la salita difficile: diventa pesante sia fisicamente che mentalmente. Per fortuna è il tratto finale e non c’è altro dopo, ma anche con un minimo di esperienza di arrampicata mette in difficoltà. Molto consigliati dei rinvii per potersi mettere in sosta.
La ferrata classica, il secondo tratto, è invece molto carina, specialmente in grotta. E’ di tutt’altra difficoltà rispetto alla variante (più facile).
L’itinerario è molto lungo e anche se le segnalazioni ci sono, spesso risulta un po’ difficile orientarsi e ci si può perdere. Un itinerario così lungo dopo due ferrate mette davvero a dura prova ed è bene considerare che il tempo di percorrenza si può dilatare anche notevolmente. Noi siamo partiti alle 9:30 dall’auto e siamo ritornati alle 20:00, contando una mezz’ora di pausa pranzo tra le due ferrate, altri 30 minuti al rifugio Scalorbi sulla via del ritorno, e più tempo del previsto per fare in sicurezza il tratto di variante.
In definitiva è bene essere consci che il tratto più difficile della variante è quello finale, e dato che ora non c’è un sentiero che salti la variante, ci si può trovare in situazioni spiacevoli se non si è preparati.
Attenzione! Presenza di neve!
Ferrata fatta l’altro ieri, non ci aspettavamo di trovare la neve, se lo avessimo saputo prima probabilmente non avremmo fatto la ferrata in questo periodo.
La ferrata in sé è come descritto, di base moderatamente difficile con la variante più impegnativa dal punto di vista fisico, il mio consiglio è di avere almeno un’infarinatura di tecniche d’arrampicata e di avere con sé un rinvio o moschettone a ghiera con cui appendersi e riposare le braccia durante i tratti più strapiombanti. L’escursione è lunga come previsto ma la presenza di neve la rende rischiosa in certi punti, senza l’attrezzatura giusta (ramponi, ecc) sconsiglio di farla; in certi punti il cavo d’acciaio finisce sotto la neve e in certi tratti rimane molto ripida ed il rischio di scivolare e finire a valle è alto.
Altro punto negativo è la segnalazione dei sentieri per la discesa, segni bianchi e rossi del CAI a volte presenti ogni 2 metri a volte totalmente assenti, alcuni bivi non sono segnalati (come quello col sentiero 195) oppure necessitano di manutenzione (dopo il rifugio Scalorbi i cartelli del bivio tra sentiero 182 e 113 erano divelti a terra, scoloriti e illeggibili), la probabilità di sbagliare strada è davvero alta.
In definitiva, paesaggio stupendo, ferrata bella ma impegnativa, itinerario lungo e impegnativo ma che necessita assolutamente di manutenzione: vivamente sconsigliato in questo periodo.
Ferrata lunga e moderatamente difficile. Se si opta per la variante difficile bisogna essere atleticamente molto in forma. Alcuni passaggi sono molto di forza e anche di resistenza. Il panorama è veramente notevole e il giro è lungo. Se si passa per l’Omo e la Dona attenzione, in discesa la prima parte è impegnativa seppur fattibile!
La ferrata si svolge in un ambiente decisamente bello e appagante (anche se spesso il panorama è assente causa nebbia/foschia). La ferrata Vajo Scuro sarebbe da catalogare come Moderatamente Difficile, se si aggiunge la variante Lontelovere allora cambia la musica, sicuramente prevede tratti più atletici ed esposti, non la consiglierei a chi si è avvicinato da poco alle ferrate e non si sente sicuro in progressione in parete, tant’è che abbiamo visto 2 persone rinunciare e tornare su sentiero per andare direttamente all’attacco del Vajo Scuro.
L’Escursione merita tantissimo, rifugio Scalorbi in ottima posizione sulla via del ritorno.
Splendido giro nelle piccole Dolomiti.
Impegnativo per lunghezza e ambiente molto wild.
Si tratta di una via alpinistica a tutti gli effetti e va presa come tale.
Nel complesso giro molto appagante.
Ferrata effettuata nell’ambito di un corso di alpinismo della Guida Alpina Andrea Basso di Vicenza. Il Vajo Scuro è una via ferrata classica delle Piccole Dolomiti che avevo già percorso qualche anno fa prima della ristrutturazione e dell’aggiunta della “variante Lontelovere”. Questa nuova via si è subito guadagnata una fama sinistra, essendosi resa spesso protagonista di vari interventi del soccorso alpino per il recupero di escursionisti in crisi.
Ieri l’ho percorsa con soddisfazione e senza difficoltà rilevanti pur garantendovi la presenza dell’esposizione e dei tratti negativi.
Nelle ferrate difficili il punto critico è il passaggio dei moschettoni che impedisce la fluidità dell’arrampicata e che apre la porta alla “ghisa”. Con una bella longe o un rinvio ci si appende, si passano i moschettoni in tutta tranquillità e fine dei problemi. Capito?
Una delle più brutte ferrate mai percorse L’ambiente è molto bello, il giro con discesa per l’Om e la Dona è abbastanza lungo, ma la ferrata, che percorre il Vajo, ha i cavi e le staffe talvolta messe in posizione non ottimale che tralascia gli scalini/appigli naturali per una mera ‘tirata’ di braccia. Brutta, assurda e illogica poi la variante Lontelovare, con le staffe messe un pò a casaccio (eufemismo) e con l’ultimo tratto senza alcun senso. I tratti precedenti hanno degli appoggi/appigli, ma l’ultimo no, anche se bastava metterlo leggermente a destra per utilizzare gli appoggi naturali, ma nell’ottica della ricerca dell’estremo (?) si è messo il cavo dove la parete si spancia e le staffe buttate là senza logica. Complimenti a chi l’ha fatta, non poteva fare peggio (forse)….Brutta variante in una ferrata anonima, inserita in un bel giro di un giorno.
Ambiente insolito per una ferrata…avendo le due opzioni è un po’ per tutti anche se il giro è lungo….molto appagante sia l’avvicinamento che il ritorno
Bellissimo giro nelle Piccole Dolomiti. Lo consiglio e consiglio una partenza sul presto per evitare la nebbia tipica del pomeriggio.
Massimo Pisanello
16/06/2025 alle 16:15Fatta sino al 2° tiro verticale di circa 35 mt della Lontelovere il 06/06/2025, nessuna segnalazione della corda rotta sul tratto dell’angusto vaio di Lovaraste, ci sono dei pezzi di corda che qualcuno ha lasciato sul posto ma nessun cavo di sicurezza. Volendo si può aggirare il tratto per una cengia ma con attenzione, presenza di grossi massi instabili .
Michele Callegari
01/06/2025 alle 12:46In data 31/5/2025 alla fine del camino la corda d’acciaio è spezzata e in nessun modo utilizzabile. Si deve uscire sulla destra per un foro nella roccia facendo 3 metri in orizzontale senza assicurazione. Non è presente alcuna segnalazione all’inizio del sentiero né al rifugio. Battisti.
Luca Odorizzi
05/06/2025 alle 20:36Ciao , ma secondo te usando una corda che va dal pezzo spezzato al altro , si può passare? Il foro dove sei passato è facilmente individuabile?
Simone Mason
05/06/2025 alle 21:06Per fare i 3 metri in orizzontale c’è una piccola cengia con abbastanza spazio o bisogna stare incollati alla parete?